Introduzione all'Aikido                        Intervista al Maestro Fabio Luppi 4°DAN

Cosè l'Aikido 

L’AIKIDO nasce dalla fusione di antiche discipline guerriere, filosofie e tradizioni dell’antica cultura giapponese. La parola AIKIDO è composta da 3 ideogrammi AIKIDO. AI vuol dire armonizzazione, unione, KI significa energia vitale, DO vuol dire metodo: quindi AIKIDO vuol dire “la via attraverso la quale mi armonizzo, mi unisco con il mio corpo, la mia mente, il mio spirito”. L’AIKIDO è un arte marziale, non è uno sport moderno con tutte le sue controversie, non vi sono avversari da abbattere in quanto l’unico tuo avversario sei te stesso. Non esistono record da abbattere, l’unica meta è raggiungere una conoscenza più profonda delle tue possibilità.

Chi lo può praticare e quali vantaggi ne può trarre?

L’AIKIDO può essere praticato da tutte le persone di qualsiasi sesso perché esse stesse potranno dosare l’intensità degli allenamenti secondo le proprie capacità.
I vantaggi che porta la pratica dell’AIKIDO sono molteplici:

  • Crescita equilibrata dell’apparato scheletrico;
  • Armonioso sviluppo della muscolatura, degli arti e del tronco;
  • Sviluppo della coordinazione motoria nelle sue tre specificità: equilibrio statico, dinamico, di volo;
  • Miglioramento della destrezza e della percezione di tutto ciò che interagisce con lo spazio psicofisico del praticante (aikidoka);
  • Sviluppo dell’autostima e dell’auto-gratificazione;
  • Rispetto delle regole e della morale attraverso l’interiorizzazione della disciplina e dei rituali;
  • Rispetto dei ruoli attraverso il vissuto delle gerarchie conquistate con la pratica e nel tempo tra aikidoka;
  • Coerenza e accettazione tra ciò che si fa e ciò che si è;
  • Sviluppo sociale dei comportamenti attraverso il confronto e la cooperazione in assenza di competizione;
  • L’assunzione di responsabilità verso se stessi e verso il prossimo;
  • Sviluppo delle capacità di autocontrollo fisico e psichico;
  • Capacità di reazioni giuste e controllate a situazioni impreviste e pericolose.

In cosa consiste la disciplina dell’aikidoca?

Si può dunque affermare che l’AIKIDO consiste nel rispetto dell’ambiente che ci circonda, nell’armonizzarsi con se stessi e con le cose che ci sono intorno, per un maggior equilibrio con il proprio corpo e per un miglioramento della destrezza e della percezione di tutto ciò che succede intorno a sé.

Chi poteva praticare questa disciplina nell’antico Giappone e perché?

Anticamente le scuole di combattimento erano numerosissime e vi potevano accedere solo i samurai e i nobili. I contadini, che erano la maggior parte della popolazione, vi erano esclusi, e la loro unica arma di difesa dagli attacchi di banditi era il bastone (jo) ricavato dalle zappe. Non esiste un anno ufficiale di nascita per l’AIKIDO, ma possiamo dire che è nato nell’immediato dopo guerra (II guerra mondiale, 1945) nonostante anche diversi anni prima il suo fondatore lo praticava e insegnava sotto il nome di AIKI-JUTSU.

Chi ha inventato le regole dell’Aikido?

Il fondatore, MORIHEI UESHIBA (1883-1969) ha dedicato tutta la sua vita alla creazione di questa meravigliosa disciplina. Essa trae origine dalle antiche scuole di combattimento del Giappone medievale (dall’arte della spada a quella del bastone, per finire nel combattimento a mani nude) dove i samurai erano gli antichi guerrieri. Da tutte le tecniche studiate e sviluppate il fondatore ha tolto la pericolosità devastante, enfatizzando i colpi proibiti: nella pratica quotidiana non si arreca mai danno al compagno. Nonostante ciò può essere un arte di difesa personale estremamente efficace.

Qual è il significato di alcuni riti che si ripetono prima di ogni lezione e dopo?

Nell’AIKIDO vi sono alcuni riti tramandati da antiche tradizioni giapponesi.

  • Il saluto: prima di ogni lezione ci si inginocchia davanti al maestro e davanti alla foto del fondatore.
  • Il primo saluto, al quale si unisce anche il maestro, è per ringraziare (O SENSEI) che significa “GRANDE MAESTRO” delle tecniche che ha creato e che ci ha tramandato.
  • Il secondo saluto, tra allievi e maestro, per ringraziarsi reciprocamente per le tecniche che seguiranno dicendo: onegaeshimatsu (per favore). Alla fine dell’allenamento gli stessi saluti hanno il significato di ringraziare per ciò che si è fatto.

Nell’AIKIDO, col passare del tempo ci sono degli esami per valutare sia le capacità tecniche accresciute sia un miglior equilibrio psicofisico dell’allievo: ogni sempai (allievo anziano) ha la responsabilità sui kohai (allievi giovani) per le tecniche e soprattutto per il comportamento.

Le regole dell’Aikido sono collegate all’antico Bushido dei samurai?

L’AIKIDO trae origine dall’antico bushido dei samurai e non avendo storpiato le proprie caratteristiche in competizioni sportive, ne ha mantenuto l’originale significato: rispetto, onore, lealtà, coraggio, umiltà e equilibrio interiore.

Perché nell’Aikido si usano spada e bastone?

Nell’AIKIDO si usano spada (KEN) e bastone (JO) perché erano le antiche armi del Giappone medievale: la spada era l’arma principale dei samurai e il bastone era l’unica arma dei contadini (erano muniti solo di zappe per difendersi dai briganti).

Per i giapponesi moderni che significato ha praticare l’Aikido?

Oggi, per i giapponesi moderni, praticare le arti marziali è come per noi praticare uno sport (il sumo, la lotta giapponese, è lo sport nazionale del Giappone, come per noi lo è il calcio).
In Giappone vi è addirittura un ministro delle arti marziali.
Quelle ufficiali sono 5: SUMO, JUDO, AIKIDO, KENDO, KARATE, anche se ultimamente gli sport occidentali si stanno diffondendo sempre più. Per contro i motivi per cui noi occidentali siamo attratti dalle culture orientali è da ricercarsi nelle differenze nette che vi sono tra queste due forme di pensiero.

Perché, secondo lei, noi occidentali siamo affascinati dalle arti marziali orientali in genere?

In Occidente basiamo i principi della nostra società sul dualismo corpo-mente, tendendo a separarlo. Per curare la mente, e quindi il nostro pensiero razionale, ci limitiamo ad una conoscenza superficiale di tutto quello che ci circonda cercando le risposte solo da un punto di vista teorico. Per curare il nostro corpo ci affidiamo a svaghi, attività varie e sportive. Per finire il nostro spirito viene escluso o utilizzato attraverso forme di preghiera o di “meditazioni spirituali occasionali”: per tutte queste tre entità “corpo, mente, spirito” sentiamo il bisogno di confrontarci con il nostro prossimo e di compararci continuamente ad esso. In alternativa ci affidiamo a terze persone che ci diano sostegno e le risposte che desideriamo. In ogni caso queste tre entità sono vissute e nutrite separatamente.

In Oriente tutto ciò non esiste. L’uomo è uno. Cioè è un entità indivisibile, inseparabile nelle sue manifestazioni. Per questo motivo in diverse nazioni orientali sono note diverse arti marziali nazionali (in Cina il Kung-Fu, in Vietnam il Viet vo dao, in Thailandia la Boxe Thailandese, ecc…) come identificazioni nazionali di metodi di cura e benessere del proprio “corpo, mente, spirito”. Noi siamo attratti da questi metodi universali e immortali anche perché le persone che le insegnano sono persone che per prime hanno provato e sviluppato questi concetti attraverso lunghi anni di pratica, ragion per cui ciò che insegnano è ciò che hanno sperimentato sulla loro pelle.

Qual è il significato del particolare abbigliamento del maestro e di alcuni allievi?

Visto che nelle arti marziali non vi è la ricerca di gratificazioni esterne attraverso la competizione sportiva, in quanto il cammino è una ricerca profonda di se stessi, non ci sarebbe bisogno di esami o verifiche. Esportando le arti marziali in occidente esse si sono scontrate con la cultura occidentale competitiva, quindi sono stati creati dei momenti intermedi dove l’allievo prende visione anche esteriormente dei propri progressi compiuti. L’allievo principiante porta la cintura bianca e col passare degli anni e della pratica la cintura continua a diventare sempre più scura (gialla, arancione, verde, blu e marrone) fino a diventare nera. Nell’AIKIDO quando l’allievo diventa cintura nera può indossare l’hakama, la gonna pantalone usata dagli antichi guerrieri samurai. Questa è la prima vera netta distinzione tra i praticanti di Aikido.
Dalla cintura nera primo livello chiamato 1° DAN, si proseguirà negli anni fino all’eventuale 10° DAN ultimo livello conosciuto. Questo sistema di graduazione è nato solo negli anni ‘60 per esigenze estetiche occidentali. Il 1°DAN (shodan) per noi già un punto di arrivo importante, per lo spirito delle arti marziali significa debuttante: cioè solo da ora il praticante comincerà a studiare l’arte marziale. In Italia per essere nominato Maestro occorre avere almeno il 4° DAN, cioè aver praticato per almeno 16-18 anni.

Questa è una disciplina tramandata oralmente o attraverso degli scritti?

Tutte le Discipline Orientali nell’antichità erano tramandate oralmente e solo in maniere diretta ai propri “discepoli”. Questi vivevano a stretto contatto con il maestro per diversi anni, tant’è che il maestro veniva considerato dalla società “maestro di vita” perché lui stesso era esempio vivente di quello che insegnava. Nulla veniva apposto su carta attraverso degli scritti perché qualunque insegnamento avrebbe perso di anima poiché non sarebbe stato colto il suo più profondo significato. Il fondatore dell’AIKIDO in tutta la sua lunga vita ha scritto un solo libro nel 1938 “Budo”. Al suo interno egli spiega diverse tecniche, ma soprattutto egli cerca di trasmetterne lo spirito profondo. Questo spirito per i praticanti è difficile da sviluppare ed è molto difficile da comprendere teoricamente. Il fondatore è giunto perciò alla conclusione che le pubblicazioni “se devono servire per i non praticanti sono inutili, se devono servire per i praticanti già la pratica con un buon insegnante è sufficiente e con il tempo arriverà la consapevolezza della conoscenza”.

Le tecniche sono più offensive o difensive?

L’AIKIDO è un’arte marziale prettamente di difesa: nell’armonia universale delle cose create l’aggressione crea disordine e disequilibrio per cui occorre riportare ordine ed equilibrio. L’AIKIDO ricerca questo equilibrio senza aggredire l’aggressore, ma attraverso la non resistenza fa sì che l’aggressione si spenga da sola. Nella pratica l’aggredito (Uke) “vince” sempre, cioè sfrutta a proprio vantaggio la forza dell’aggressore (Tori). Obbiettivo dell’AIKIDO è non infierire mai verso l’aggressore, ma neutralizzarlo senza arrecargli alcun danno.

E’ compito del maestro fare sì che gli incidenti nella pratica siano ridotti al minimo, nonostante ciò l’AIKIDO viene definito dagli esperti di tutte le arti marziali la “regina della arti marziali” per la sua completezza da un punto di vista fisico, mentale e spirituale. Con gli anni l’AIKIDO può diventare devastante per l’incolumità dell’aggressore, ma poiché questa capacità si sviluppa pian piano col tempo non si sente più il bisogno di mettersi in mostra.

Maestro Fabio Luppi cosa ha significato nella tua vita conoscere e praticare l’AIKIDO?

Devo confessare che fin da ragazzo sono sempre stato attratto dalle arti marziali. A sedici anni mi avvicinai al Karatè ma ne rimasi deluso soprattutto per l’atteggiamento eccessivamente aggressivo dell’insegnante. Dopo ho praticato tanti e diversi sport tant’è che alla fine delle scuole superiori mi sono iscritto all’I.S.E.F. (Istituto superiore dell’educazione fisica) per poter insegnare educazione fisica. Dopo qualche mese un amico mi parlò di un arte marziale che praticava a Modena. Non riuscì a spiegarmi bene di che cosa si trattasse ma mi trasmise una gran curiosità.Quando finalmente andai a vedere una lezione di Aikido restai stupito da ciò che vidi, innanzitutto il clima di silenzioso rispetto molto amichevole che si percepiva tra i praticanti, poi le divise degli allievi e del maestro con quel contrasto bianco e nero (la veste è bianca e l’ hakama è nera) infine al termine dell’allenamento vidi un combattimento tra il maestro e le sue cinture nere. Questi nonostante lo attaccassero da tutte le parti in tutti i modi e insieme venivano fatti letteralmente “volare” senza che il maestro perdesse equilibrio, sicurezza e calma, sembrava che qualche cosa di magico e inspiegabile facesse cadere gli attaccanti.

Siccome nella vita mi è sempre stato insegnato che tutto si può fare e imparare con l’impegno costante ho creduto che quelle cinture nere e il loro maestro avessero praticato per tanti anni prima di raggiungere un controllo così armonioso del proprio corpo. Ora dopo tanti anni di pratica e di insegnamento sono cosciente e sicuro della strada intrapresa. La pratica e i pensieri di “O Sensei” Morihei Ueshiba  fanno parte essenziale delle tecniche di Aikido .Tutti i grandi maestri che ho conosciuto e frequentato in Giappone, in Europa e in Italia mi hanno dato conferma della saggezza delle mie scelte e del cammino intrapreso.

 

 

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