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Cosè
l'Aikido |
| L’AIKIDO nasce
dalla fusione di antiche discipline guerriere, filosofie
e tradizioni dell’antica cultura giapponese. La
parola AIKIDO è composta da 3 ideogrammi AI–KI–DO.
AI vuol dire armonizzazione, unione,
KI significa energia vitale, DO
vuol dire metodo: quindi AIKIDO vuol dire “la
via attraverso la quale mi armonizzo, mi unisco con
il mio corpo, la mia mente, il mio spirito”. L’AIKIDO
è un arte marziale, non è uno sport moderno
con tutte le sue controversie, non vi sono avversari
da abbattere in quanto l’unico tuo avversario
sei te stesso. Non esistono record da abbattere, l’unica
meta è raggiungere una conoscenza più
profonda delle tue possibilità. |
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Chi lo può praticare e quali
vantaggi ne può trarre? |
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L’AIKIDO
può essere praticato da tutte le persone di qualsiasi
sesso perché esse stesse potranno dosare l’intensità
degli allenamenti secondo le proprie capacità.
I vantaggi che porta la pratica dell’AIKIDO sono
molteplici:
- Crescita equilibrata dell’apparato scheletrico;
- Armonioso sviluppo della muscolatura, degli arti
e del tronco;
- Sviluppo della coordinazione motoria nelle sue
tre specificità: equilibrio statico, dinamico,
di volo;
- Miglioramento della destrezza e della percezione
di tutto ciò che interagisce con lo spazio
psicofisico del praticante (aikidoka);
- Sviluppo dell’autostima e dell’auto-gratificazione;
- Rispetto delle regole e della morale attraverso
l’interiorizzazione della disciplina e dei rituali;
- Rispetto dei ruoli attraverso il vissuto delle
gerarchie conquistate con la pratica e nel tempo tra
aikidoka;
- Coerenza e accettazione tra ciò che si fa
e ciò che si è;
- Sviluppo sociale dei comportamenti attraverso il
confronto e la cooperazione in assenza di competizione;
- L’assunzione di responsabilità verso
se stessi e verso il prossimo;
- Sviluppo delle capacità di autocontrollo
fisico e psichico;
- Capacità di reazioni giuste e controllate
a situazioni impreviste e pericolose.
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In cosa consiste la disciplina dell’aikidoca? |
| Si può dunque
affermare che l’AIKIDO consiste nel rispetto dell’ambiente
che ci circonda, nell’armonizzarsi con se stessi
e con le cose che ci sono intorno, per un maggior equilibrio
con il proprio corpo e per un miglioramento della destrezza
e della percezione di tutto ciò che succede intorno
a sé. |
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Chi poteva praticare questa disciplina
nell’antico Giappone e perché? |
| Anticamente le scuole di combattimento
erano numerosissime e vi potevano accedere solo i samurai
e i nobili. I contadini, che erano la maggior parte
della popolazione, vi erano esclusi, e la loro unica
arma di difesa dagli attacchi di banditi era il bastone
(jo) ricavato dalle zappe. Non esiste un anno ufficiale
di nascita per l’AIKIDO, ma possiamo dire che
è nato nell’immediato dopo guerra (II guerra
mondiale, 1945) nonostante anche diversi anni prima
il suo fondatore lo praticava e insegnava sotto il nome
di AIKI-JUTSU. |
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Chi ha inventato le regole dell’Aikido? |
| Il fondatore, MORIHEI
UESHIBA (1883-1969) ha dedicato tutta la sua vita alla
creazione di questa meravigliosa disciplina. Essa trae
origine dalle antiche scuole di combattimento del Giappone
medievale (dall’arte della spada a quella del
bastone, per finire nel combattimento a mani nude) dove
i samurai erano gli antichi guerrieri. Da tutte le tecniche
studiate e sviluppate il fondatore ha tolto la pericolosità
devastante, enfatizzando i colpi proibiti: nella
pratica quotidiana non si arreca mai danno al compagno.
Nonostante ciò può essere un arte di difesa
personale estremamente efficace. |
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Qual è il significato di alcuni
riti che si ripetono prima di ogni lezione e dopo? |
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Nell’AIKIDO
vi sono alcuni riti tramandati da antiche tradizioni
giapponesi.
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Il saluto: prima di ogni lezione
ci si inginocchia davanti al maestro e davanti alla
foto del fondatore.
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Il primo saluto, al quale si
unisce anche il maestro, è per ringraziare
(O SENSEI) che significa “GRANDE MAESTRO”
delle tecniche che ha creato e che ci ha tramandato.
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Il secondo saluto, tra allievi
e maestro, per ringraziarsi reciprocamente per le
tecniche che seguiranno dicendo: onegaeshimatsu
(per favore). Alla fine dell’allenamento gli
stessi saluti hanno il significato di ringraziare
per ciò che si è fatto.
Nell’AIKIDO,
col passare del tempo ci sono degli esami per valutare
sia le capacità tecniche accresciute sia un miglior
equilibrio psicofisico dell’allievo: ogni sempai
(allievo anziano) ha la responsabilità sui kohai
(allievi giovani) per le tecniche e soprattutto per
il comportamento.
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Le regole dell’Aikido sono collegate
all’antico Bushido dei samurai? |
| L’AIKIDO trae
origine dall’antico bushido dei samurai e non
avendo storpiato le proprie caratteristiche in competizioni
sportive, ne ha mantenuto l’originale significato:
rispetto, onore, lealtà, coraggio, umiltà
e equilibrio interiore. |
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Perché nell’Aikido si
usano spada e bastone? |
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Nell’AIKIDO
si usano spada (KEN) e bastone (JO)
perché erano le antiche armi del Giappone medievale:
la spada era l’arma principale dei samurai e il
bastone era l’unica arma dei contadini (erano
muniti solo di zappe per difendersi dai briganti). |
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Per i giapponesi moderni che significato
ha praticare l’Aikido? |
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Oggi,
per i giapponesi moderni, praticare le arti marziali
è come per noi praticare uno sport (il sumo,
la lotta giapponese, è lo sport nazionale del
Giappone, come per noi lo è il calcio).
In Giappone vi è addirittura un ministro delle
arti marziali.
Quelle ufficiali sono 5: SUMO, JUDO, AIKIDO, KENDO,
KARATE, anche se ultimamente gli sport occidentali si
stanno diffondendo sempre più. Per
contro i motivi per cui noi occidentali siamo attratti
dalle culture orientali è da ricercarsi nelle
differenze nette che vi sono tra queste due forme di
pensiero. |
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Perché, secondo lei, noi occidentali
siamo affascinati dalle arti marziali orientali in genere? |
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In
Occidente basiamo i principi della nostra società
sul dualismo corpo-mente, tendendo a separarlo. Per
curare la mente, e quindi il nostro pensiero razionale,
ci limitiamo ad una conoscenza superficiale di tutto
quello che ci circonda cercando le risposte solo da
un punto di vista teorico. Per curare il nostro corpo
ci affidiamo a svaghi, attività varie e sportive.
Per finire il nostro spirito viene escluso o utilizzato
attraverso forme di preghiera o di “meditazioni
spirituali occasionali”: per tutte queste tre
entità “corpo, mente, spirito” sentiamo
il bisogno di confrontarci con il nostro prossimo e
di compararci continuamente ad esso. In alternativa
ci affidiamo a terze persone che ci diano sostegno e
le risposte che desideriamo. In ogni caso queste tre
entità sono vissute e nutrite separatamente.
In Oriente tutto
ciò non esiste. L’uomo è uno. Cioè
è un entità indivisibile, inseparabile
nelle sue manifestazioni. Per questo motivo in diverse
nazioni orientali sono note diverse arti marziali nazionali
(in Cina il Kung-Fu, in Vietnam il Viet vo dao, in Thailandia
la Boxe Thailandese, ecc…) come identificazioni
nazionali di metodi di cura e benessere del proprio
“corpo, mente, spirito”. Noi siamo attratti
da questi metodi universali e immortali anche perché
le persone che le insegnano sono persone che per prime
hanno provato e sviluppato questi concetti attraverso
lunghi anni di pratica, ragion per cui ciò che
insegnano è ciò che hanno sperimentato
sulla loro pelle.
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Qual è il significato del particolare
abbigliamento del maestro e di alcuni allievi? |
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Visto che nelle arti
marziali non vi è la ricerca di gratificazioni
esterne attraverso la competizione sportiva, in quanto
il cammino è una ricerca profonda di se stessi,
non ci sarebbe bisogno di esami o verifiche. Esportando
le arti marziali in occidente esse si sono scontrate
con la cultura occidentale competitiva, quindi sono
stati creati dei momenti intermedi dove l’allievo
prende visione anche esteriormente dei propri progressi
compiuti. L’allievo principiante porta la cintura
bianca e col passare degli anni e della pratica la cintura
continua a diventare sempre più scura (gialla,
arancione, verde, blu e marrone) fino a diventare nera.
Nell’AIKIDO quando l’allievo diventa cintura
nera può indossare l’hakama,
la gonna pantalone usata dagli antichi guerrieri samurai.
Questa è la prima vera netta distinzione tra
i praticanti di Aikido.
Dalla cintura nera primo livello chiamato 1° DAN,
si proseguirà negli anni fino all’eventuale
10° DAN ultimo livello conosciuto. Questo sistema
di graduazione è nato solo negli anni ‘60
per esigenze estetiche occidentali. Il 1°DAN (shodan)
per noi già un punto di arrivo importante, per
lo spirito delle arti marziali significa debuttante:
cioè solo da ora il praticante comincerà
a studiare l’arte marziale. In Italia per essere
nominato Maestro occorre avere almeno il 4° DAN,
cioè aver praticato per almeno 16-18 anni. |
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Questa è una disciplina tramandata
oralmente o attraverso degli scritti? |
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Tutte le Discipline
Orientali nell’antichità erano tramandate
oralmente e solo in maniere diretta ai propri “discepoli”.
Questi vivevano a stretto contatto con il maestro per
diversi anni, tant’è che il maestro veniva
considerato dalla società “maestro di vita”
perché lui stesso era esempio vivente di quello
che insegnava. Nulla veniva apposto su carta attraverso
degli scritti perché qualunque insegnamento avrebbe
perso di anima poiché non sarebbe stato colto
il suo più profondo significato. Il fondatore
dell’AIKIDO in tutta la sua lunga vita ha scritto
un solo libro nel 1938 “Budo”. Al suo interno
egli spiega diverse tecniche, ma soprattutto egli cerca
di trasmetterne lo spirito profondo. Questo spirito
per i praticanti è difficile da sviluppare ed
è molto difficile da comprendere teoricamente.
Il fondatore è giunto perciò alla conclusione
che le pubblicazioni “se devono servire per i
non praticanti sono inutili, se devono servire per i
praticanti già la pratica con un buon insegnante
è sufficiente e con il tempo arriverà
la consapevolezza della conoscenza”. |
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Le tecniche sono più offensive
o difensive? |
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L’AIKIDO è
un’arte marziale prettamente di difesa: nell’armonia
universale delle cose create l’aggressione crea
disordine e disequilibrio per cui occorre riportare
ordine ed equilibrio. L’AIKIDO ricerca questo
equilibrio senza aggredire l’aggressore, ma attraverso
la non resistenza fa sì che l’aggressione
si spenga da sola. Nella pratica l’aggredito (Uke)
“vince” sempre, cioè sfrutta a proprio
vantaggio la forza dell’aggressore (Tori). Obbiettivo
dell’AIKIDO è non infierire mai verso l’aggressore,
ma neutralizzarlo senza arrecargli alcun danno.
E’ compito
del maestro fare sì che gli incidenti nella pratica
siano ridotti al minimo, nonostante ciò l’AIKIDO
viene definito dagli esperti di tutte le arti marziali
la “regina della arti marziali” per la sua
completezza da un punto di vista fisico, mentale e spirituale.
Con gli anni l’AIKIDO può diventare devastante
per l’incolumità dell’aggressore,
ma poiché questa capacità si sviluppa
pian piano col tempo non si sente più il bisogno
di mettersi in mostra.
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Maestro Fabio Luppi cosa ha
significato nella tua vita conoscere e praticare l’AIKIDO? |
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Devo confessare che fin da ragazzo
sono sempre stato attratto dalle arti marziali. A sedici anni mi
avvicinai al Karatè ma ne rimasi deluso soprattutto per
l’atteggiamento eccessivamente aggressivo dell’insegnante. Dopo ho
praticato tanti e diversi sport tant’è che alla fine delle scuole
superiori mi sono iscritto all’I.S.E.F. (Istituto superiore
dell’educazione fisica) per poter insegnare educazione fisica. Dopo qualche mese un amico mi parlò di un arte marziale che
praticava a Modena. Non riuscì a spiegarmi bene di che cosa si
trattasse ma mi trasmise una gran curiosità.Quando finalmente
andai a vedere una lezione di Aikido restai stupito da ciò che
vidi, innanzitutto il clima di silenzioso rispetto molto
amichevole che si percepiva tra i praticanti, poi le divise degli
allievi e del maestro con quel contrasto bianco e nero
(la veste
è bianca e l’ hakama è nera) infine al termine dell’allenamento
vidi un combattimento tra il maestro e le sue cinture nere. Questi
nonostante lo attaccassero da tutte le parti in tutti i modi e
insieme venivano fatti letteralmente “volare” senza che il maestro
perdesse equilibrio, sicurezza e calma, sembrava che qualche cosa
di magico e inspiegabile facesse cadere gli attaccanti.
Siccome nella vita mi è sempre stato insegnato che
tutto si può fare e imparare con l’impegno costante ho creduto che
quelle cinture nere e il loro maestro avessero praticato per tanti
anni prima di raggiungere un controllo così armonioso del proprio
corpo. Ora dopo tanti anni di pratica e di insegnamento sono
cosciente e sicuro della strada intrapresa. La pratica e i
pensieri di “O Sensei” Morihei Ueshiba fanno parte essenziale
delle tecniche di Aikido .Tutti i grandi maestri che ho conosciuto
e frequentato in Giappone, in Europa e in Italia mi hanno dato
conferma della saggezza delle mie scelte e del cammino intrapreso.
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